L’etichetta STEREOGUM ha raccolto un manipolo dei suoi gruppi, tra cui i Dirty Projectors, per confezionare questo album di cover di Björk. Non so se l’artista islandese è contenta del risultato ma personalmente non credo gli sia dispiaciuto ma sinceramente non saprei se consigliare questo album ai palati fini o agli stomaci forti.
Per andare oltre già ricca musica di Björk, da lei definita la sua “spastic palette”, i vari gruppi che hanno partecipato a questo progetto hanno spesso puntato ad accentuare le basi ritmiche di ogni brano generando un interessante esperimento dove batterie, xilofoni, tastiere e voci che hanno perso il senso dell’armonia, e spesso anche quello della melodia, sono asservite al ritmo dominante l’intero universo di questo disco. Ritmi circolari, sporchi e a volte ai limiti dell’umana pazienza (vedi la versione di Cover me fatta da El Guincho); ritmi che comunque non lasciano spazio allo svago (basta vedere come i brani orchestrali di It’s so Quite sono sostituiti da qualcosa tra i Ramones e i Psychedelic Furs); oppure la totale dissonaza degli archi e della voce degli Xiu Xiu in Isobel.
Liars, Dirty Projectors, Evangelicals, Atlas Sound e tutti gli altri gruppi hanno avuto un compito non facile ma giudicatelo anche voi se volete visto che il risultato di questo lavoro è liberamente accessibile via internet sul sito della Stereogum; ad ogni gruppo è stata messa a disposizione una pagina dove descrivono il loro lavoro e le loro impressioni sul brano da loro interepretato.
Enjoy!
