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Sconcerto e molta delusione per la decisione del trio Santoro, Floris, Vespa di non partecipare alla prossima edizione di Giochi Senza Frontiere. Il Consiglio di Amministrazione della RAI aveva ieri deliberato di affidare ai tre showman il compito di riempire le calde serate della prossima estate; la scelta era stata quanto mai attenta alla qualità dell’offerta mettendo Santoro e Floris al posto dei sempre amati Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri, mentre Vespa avrebbe preso il posto di Ettore Andenna. Vespa si è però dimostrato più aperto verso il Consiglio chiedendo di avere a disposizione un plastico del percorso e di poter liberamente scegliere dove posizionare il modellino della casetta di Cogne.

Più dura la posizione di Floris e Santoro che erano fiduciosi che il Consiglio gli riconoscesse un’alta professionalità, affidandogli tutte le altre giurie che contraddistinguono le migliori produzioni della RAI (San Remo, Miss Italia ma anche lo Zecchino d’Oro). Floris in particolare sembra sia uscito dalla riunione del Consiglio citando alcune frasi di Funari trovando momentaneo asilo da Mentana per poi proseguire da solo, mentre Santoro con il fido Ruotolo ha già affittato a prezzo di saldo il pulman dei DS per una nuova edizione itinerante di XFactor.

Il Direttore Generale della RAI, Masi, ha detto che, comunque vadano le cose, l’azienda “non perde un euro” e che “il divertimento è comunque garantito da trasmissioni come Domenica in”. Gentiloni, dell”opposizione ha dichiarato che «La decisione di tarpare i tre conduttori è tutta politica e i cinque consiglieri che l’hanno assunta sono responsabili dei gravi danni economici e di immagine procurati all’azienda». A termine della riunione il Consiglio ha anche deciso di sostituire le Tribune Politiche previste per le edizioni regionali con una selezione di Happy Days così come disinteressatamente suggerito dal Presidente del Consiglio, in una telefonata dal ricostruito dentro storico dell’Aquila dove si era esibito in concerto.

L’etichetta STEREOGUM ha raccolto un manipolo dei suoi gruppi, tra cui i Dirty Projectors, per confezionare questo album di cover di Björk. Non so se l’artista islandese è contenta del risultato ma personalmente non credo gli sia dispiaciuto ma sinceramente non saprei se consigliare questo album ai palati fini o agli stomaci forti.

Per andare oltre già ricca musica di Björk, da lei definita la sua “spastic palette”, i vari gruppi che hanno partecipato a questo progetto hanno spesso puntato ad accentuare le basi ritmiche di ogni brano generando un interessante esperimento dove batterie, xilofoni, tastiere e voci che hanno perso il senso dell’armonia, e spesso anche quello della melodia, sono asservite al ritmo dominante l’intero universo di questo disco. Ritmi circolari, sporchi e a volte ai limiti dell’umana pazienza (vedi la versione di Cover me fatta da El Guincho); ritmi che comunque non lasciano spazio allo svago (basta vedere come i brani orchestrali di It’s so Quite sono sostituiti da qualcosa tra i Ramones e i Psychedelic Furs); oppure la totale dissonaza degli archi e della voce degli Xiu Xiu in Isobel.

Liars, Dirty Projectors, Evangelicals, Atlas Sound e tutti gli altri gruppi hanno avuto un compito non facile ma giudicatelo anche voi se volete visto che  il risultato di questo lavoro è liberamente accessibile via internet sul sito della Stereogum; ad ogni gruppo è stata messa a disposizione una pagina dove descrivono il loro lavoro e le loro impressioni sul brano da loro interepretato.

Enjoy!

Supermassiccio

Metereologicamente parlando il ciclone iPad continua ad aggirarsi per il web. Comunque per chi non ha letto il blog della scorsa settimana, una parte delle mie argomentazioni a favore dell’iPad era che faceva convergere in un solo oggetto, strumenti che fino ad oggi erano state o disperse su più dispositivi (telefono, notebook, eReader). E fin qui è hardware (tra parentesi è per me un mistero come si possa tradurre in italiano la parola “hardware”….).

Questa settimana la situazione si è ripetuta: ma nel software. Facebook, Twitter, YouTube, Picasa possono essere riassunti in una sola parola: “sharing”. E condividere una notizia, un link, un video, una foto, un documento o più semplicemente un file, tutto questo, dicevo, viene fatto tramite una email (chiedo scusa a tutti quelli che hanno l’account su Facebook). Già da qualche settimana su Gmail (la posta di Google) è possibile chattare con un qualsiasi altro utente gmail con cui abbiamo avuto un contatto. Ma oggi (9 Febbraio 2010) c’è stato l’annuncio che Google ha lanciato Google Buzz, che in una sola applicazione riassume tutte le varie sfaccettature che può avere la condivisione di informazioni tramite conoscenti.

Strategicamente c’è ben più della “minaccia per Facebook”, c’è la minaccia per il dominatore incontrastato di molte realtà aziendali che è Microsoft SharePoint. Ma non voglio parlare di questo. Voglio però prendere l’occasione per ritornare sul concetto dei riunire servizi che prima erano distribuiti ma in questo caso c’è un particolare in più: da una parte ci semplifica la vita, dall’altra ci rende più paranoici per quanto riguarda la nostra vita privata. Il concetto di uomo medio come valutazione algebrico-sociologica delle sue pulsioni sta raggiungendo livelli di precisione che superano l’immaginazione. E’ notizia di pochi giorni fa che la Pepsi non farà da sponsor al SuperBowl americano ed alcuni hanno già intravisto in questo un ulteriore segnale di uno spostamento della pubblicità dai media classici ad una modalità, vale a dire internet, che permette sia di avere un contatto uno-a-uno con lo spettatore sia di confezionare su misura per lui, una volta conosciuti i suoi “parametri”, il messaggio pubblicitario. Ma non disperate perchè, una volta andata a regime, anche la televisione digitale, ma sopratutto quella interattiva, potrà portare nelle case un solo messaggio ma tuttavia personalizzato per ogni televisore che sarà acceso.

Siamo entrati in una pericolosa forma di incaprettamento telematico dove per avere un servizio devi fornire i tuoi dati e puoi star ben certo che non verranno dimenticati: saranno altamente significativi per la tua persona e faranno media per quelli del tuo gruppo/i (che tu ovviamente non conosci ma a cui qualcuno, al 99% un impersonale programma di analisi, ti ha assegnato). Qui siamo lontani dalla Psicostoria di Asimov, dove il corso della storia poteva essere “condizionato” a patto di poter elaborare i dati di una quantità enorme di popolazione (distribuzione galattica, oviamente); qui stiamo parlando come una multinazionale possa con uno specifico programma di promozione arrivare a mostrare al signor Mario Rossi la macchina che preferisce, del colore che preferisce, con gli opzional che si aspetta.

La fisica moderna non sa di preciso cosa accade quando un buco nero continua ad ammassare materia; diciamo che genericamente lo si chiama Supermassiccio. In questi, diciamo 30 anni, in cui il PC è entrato nelle case di tutti, non pochi monopoli sono nati, ma diversi hanno anche dovuto ridimensionarsi o addirittura sono morti. Google non sarà l’eccezione in tutto questo. Nel frattempo però meglio tenere la mente sveglia e gli occhi aperti.

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